giovedì 18 dicembre 2008
mercoledì 17 dicembre 2008
martedì 16 dicembre 2008
CAPE TOWN (SOUTH AFRICA)
lunedì 15 dicembre 2008
domenica 14 dicembre 2008
sabato 13 dicembre 2008
martedì 25 novembre 2008
LA CINA È VICINA (GENIUS LOCI E DINTORNI...)
Materiale locale? E noi operatori del settore dovremmo imporre ai nostri clienti...
venerdì 7 novembre 2008
CORTO CIRCUITO
Quattro mesi di silenzio per meglio gustare quello che mi circonda. Voluto o non, poco importa.
Corto circuito.
Non so che dire.
Cammino per le strade e non scorgo nessun cambiamento.
Eppure per i media non vi è più emergenza rifiuti, non vi è più emergenza politica, non vi è più emergenza sanitaria.
E mi chiedo il perchè di questo scollamento.
La crisi economica, che a giudicare dalla vita di tutti i giorni sembra più una crisi della borsa (Wall Street, Main Street...), sembra abbia fatto passare tutto in secondo piano.
Non c'è in cantiere uno straccio di opera pubblica eppure a sentire le persone viviamo in un eterno cantiere.
Che fine hanno fatto i progetti pubblicizzati negli ultimi lustri? Marte o Saturno?
Oppiacei o che?
lunedì 7 luglio 2008
giovedì 26 giugno 2008
giovedì 19 giugno 2008
L'OMBELICO DEL MONDO
Riporto un articolo di Guido Grosso (architetto nolano) sul destino urbanistico della zona nolana.
Guardiamo cosa bolle in pentola.
L’OMBELICO DEL MONDO (di Guido Grosso)
Il 6 marzo u.s. è stato ufficialmente presentata l’ultima versione del Piano Territoriale di Coordinamento provinciale (PTC), con la prevedibile soddisfazione dei politici regionali e provinciali che hanno, ancora una volta, assicurato che possiamo guardare il prossimo futuro con grande ottimismo, in quanto con il PTC sappiamo per bene cosa dobbiamo fare per lo sviluppo della nostra provincia. La relazione del piano si apre con un enunciato di grande rilievo: “porre al centro di ogni prospettiva di sviluppo territoriale la riqualificazione ambientale e la valorizzazione del paesaggio”, il che significa che ogni operazione da avviare deve avere come primo obiettivo la salvaguardia dei valori ambientali e perseguire come criterio la sostenibilità degli interventi. E questa impostazione naturalmente non può che trovarci d’accordo senza riserve. Ma nella stesura dei vari documenti di piano sorgono già alcuni dubbi sulla possibilità di attuare tale piano, laddove, soprattutto il nolano, sembra essere diventato “l’ombelico del mondo”, il luogo nel quale dovrebbe succedere di tutto, di più, con buona pace della sostenibilità. E mi spiego meglio. Da più parti emerge con evidenza con evidenza che sulla nostra area si concentreranno tantissimi interventi di varia natura, di carattere infrastrutturale, sociale, ambientale, culturale e produttivo, che non hanno paragone nell’intero territorio trattato. Cerchiamo di capire di cosa si tratta. Nell’apposito capitolo relativo alla “Valorizzazione e riarticolazione del sistema urbano” viene in linea generale, intanto, precisato che il Sistema Nolano sarà oggetto di operazioni di Rafforzamento dell’offerta di servizi pubblici rari (formazione universitaria e ricerca con relativi servizi) ed incremento ed integrazione tipologica di servizi urbani di livello sovracomunale in una logica di complementarietà con il rafforzamento del centro maggiore; integrazione funzionale del “Cis” con il sistema insediativo; promozione di servizi per la fruizione del patrimonio archeologico e delle risorse ambientali (parco del Partenio ed aree adiacenti)”. Più avanti, poi, viene affermato che “la realizzazione del sistema di centralità deve connettere il potenziamento del polo di Nola con il rafforzamento complessivo del sistema … anche attraverso la promozione di azioni che lo relazionino alla “polarità” del CIS”. Quindi un ruolo urbano importante, che comporta l’assorbimento di residenti provenienti dall’area napoletana e della zona “rossa” a rischio vulcanico, con le cosiddette “aree di densificazione”, con nuovi pesi insediativi ai quali, intanto, vanno a sommarsi altre cose già stabilite. In primis la nuova Variante all’area ASI, di 1.300.000 mq., che con i suoli già impegnati dal complesso CIS-Interporto-Vulcano Buono, configura un comparto misto (commerciale e produttivo) di circa 8 milioni di metri quadri, oltre 15 volte più grande del centro storico di Nola, con una forte compressione delle aree agricole ai margini. Poco più in là, nell’area PIP di Marigliano, il Polo Florovivaistico, con altri 600.000 mq. di suolo occupato. Poi un Parco scientifico e tecnologico, indicato come “Nuovo centro di servizi rari del Nolano”, quale “punta avanzata di stimolo all'innovazione manifatturiera” che, perla verità, non si comprende nei suoi contenuti specifici, ma che sembra essere funzionale alla più volte attestata necessità di “integrazione con il CIS” e che sembrerebbe doversi allocare nei suoli che sopravvivono tra l’area commerciale ed i centri urbani di Nola e Cimitile.Ancora il “Parco Ambientale del Nolano”, definito in altra partecome il “Nuovo parco naturalistico e agroforestale del Nolano, per la realizzazione di una continuità paesaggistoambientale tra la collina di Castel Cicala e il paesaggio della piana campana, che si integrerà con i “Corridoi ecologici secondari Sebeto/Agro Nolano” con il“Corridoio ecologico primario Vesuvio-Somma, piana nolana (Striano), Partenio”. Per gli aspetti infrastrutturali si cita poi il “Collegamento tra Svincolo e la Stazione Circumvesuviana” ed altre viabilità che dovrebbero finalmente far respirare un’aria migliore, visti gli attuali livelli di concentrazione dei traffici, che inevitabilmente aumenteranno con tutto le cose in precedenza accennate. Non ci si dimentica, naturalmente di esaltare il grande patrimonio storico archeologico, oggetto di progetti di valorizzazione specifica che sembrano far diventare il nolano come la Pompei del 3° millennio. Insomma di tutto di più. Ma i dubbi sulla possibilità di mettere tanta carne a cuocere sono alti e non infondati. In primo luogo: quale regia sicura ed affidabile per condurre a termine un programma così vasto e poi così complesso? Quali le risorse economiche per realizzare tale quantità di opere, peraltro in una fase di recessione e di sempre più ridotta disponibilità di fondi pubblici. E, cosa più importante, quale politica sarà in grado di garantire la tenuta di un’operazione così grande? Oggi siamo di fronte al clamoroso fallimento della intera classe dirigente regionale che ha prodotto guasti indicibili. La nostra area è assurta alle cronache nazionali solo per gli assurdi livelli di contaminazione da rifiuti tossici che stanno procurando danni alla salute incalcolabili. Siamo di fronte al disastro economico, con interi settori in ginocchio (agricoltura, lattiero-caseario, turismo), con una regione che ormai non ha più soldi ordinari da investire perché il “buco” provocato dalla sanità è una voragine senza fondo, il cui limite purtroppo non è ancora noto. Intanto Napoli continua a essere più accentratrice che mai. Ne è testimonianza emblematica la questione che trattammo su questo stesso giornalino, quando mettemmo in relazione la vicenda del Teatro San Carlo con la “Cisternina”. Due concomitanti questioni che al momento hanno visto l’assegnazione di ben 25 milioni di Euro all’Ente Lirico mentre dei soli promessi 3 milioni (sic!) per il Centro di Ricerche Ambientali da allocare nella Cisternina, a nostro avviso molto più urgente ed utile socialmente, non se ne sa più niente. Allora, al di là delle tante cose che si “narrano” nel PTC, mutuando Report, ci chiediamo, quindi, “come andrà a finire?”. In mancanza di priorità e di uno stretto legame fra le opere ed i pochi fondi residui, verosimilmente si realizzeranno solo le opere che interessano i grandi gruppi economici, cui magari, come già incredibilmente fatto per la realizzazione degli svincoli di accesso al Vulcano Buono (opere di esclusiva natura privata, pagati con 30 milioni di Euro di fondi straordinari pubblici), andranno i pochi contributi (europei) per qualche altra opera commerciale, mentre la città ed il territorio, senza alcuna visibile protezione politica locale (vedi anche le recenti elezioni parlamentari), continuerà ad essere solo citata nei documenti programmatici senza riscontri effettivi per tutto quanto interessa più da vicino le tante emergenze che sopporta la collettività insediata. La più probabile prossima operazione sarà forse quella che dovrà risolvere la conclamata esigenza di integrare il CIS con i centri della zona, con lucrosa riconversione dei suoli ad attività terziarie, mentre per tutto il resto continueremo a discuterne in convegni, assemblee, circoli e quant’altro, assistendo intanto inermi a quanto succede fuori dalle mura della città. E forse ci sarà per il nuovo documento della pianificazione provinciale solo “tanto rumore per nulla…..di buono”. A Marigliano invece ci sarà la realizzazione del polo florovivaistico, che invece sembra avere contorni più definiti e per lo stesso è in corso la redazione di uno studio di fattibilità che ne verificherà le condizioni attuative.
Visto cosa bolle in pentola? Al confronto non vi sembra che le prospettive del vesuviano siano...
venerdì 13 giugno 2008
PAROLE CONTRO PAROLE
giovedì 29 maggio 2008
PAZZE PIAZZE FRITTE ALLA FERMATA DEL TRENO...

domenica 25 maggio 2008
giovedì 22 maggio 2008
UNA CASTA ALLA DERIVA?
sabato 10 maggio 2008
L’INQUIETO VIVERE…
Non bastano tutti i cammelli del deserto per comprarti un amico (dicono gli arabi).
Il Noce, albero solitario, fu glorificato come dispensatore di doni e nutrimento. I nati sotto il segno del Noce si notano per la loro presenza imponente un po' dappertutto; sono amici e protettori dei più saggi. Ma, dopo avere usufruito della protezione e riposo sotto le loro foglie è alquanto pericoloso lasciarsi controllare da un nato sotto questo segno. Essendo tenebrosi ed eclettici, i noci da un lato saranno attirati da una carriera tendente all'uso della strategia, ma dall'altro preferirebbero dedicarsi completamente al carattere solitario un po' lunatico che li identifica, con un lavoro separato dalla società. Sarà indispensabile stabilire un legame fra queste tendenze dualistiche, estremamente pericolose se vissute separate. Per evitare il continuo rischio di rinchiudersi in un vita puramente interiore, lontana dalla realtà di tutti i giorni, i nati sotto il segno del Noce avranno dalla loro l'utilizzo della lucidità mentale che è un loro dono ereditario tipico (tramandano i "celti" per i nati a fine aprile).
Spesso cerchiamo il quieto vivere annullandoci nell'indefinito. Non siamo soltanto ciò che abbiamo fatto e ciò che ci hanno fatto. Siamo i nostri progetti, i nostri desideri, le nostre aspirazioni.
sabato 3 maggio 2008
NOMEN OMEN
Anche noi - nei lunghi e sconfinati inverni - simuliamo un invidiabile benessere. Finendo col simulare di vivere...
mercoledì 23 aprile 2008
I MIEI PRIMI QUARANT'ANNI
La strada non ha ancora marciapiedi.
La strada non ha ancora segnaletica.
La strada.
In compenso tutto intorno è diventato una fogna.
Quarant'anni dalla parte del torto...
lunedì 21 aprile 2008
COME QUALIFICARE (RIQUALIFICARE!) UN TERRITORIO

Che cosa aspettiamo così riuniti sulla piazza?
Stanno per arrivare i Barbari oggi.
Perché un tale marasma al Senato?
Perché i Senatori restano senza legiferare?
E’ che i barbari arrivano oggi.
Che leggi voterebbero i Senatori? Quando verranno, i Barbari faranno la legge.
Perché il nostro Imperatore, levatosi sin dall'aurora,
siede su un baldacchino alle porte della città,
solenne e con la corona in testa?
E' che i Barbari arrivano oggi.
L'Imperatore si appresta a ricevere il loro capo.
Egli ha perfino fatto preparare una pergamena
che gli concede appellazioni onorifiche e titoli.
Perché i nostri due consoli e i nostri pretori sfoggiano la loro rossa toga ricamata?
Perché si adornano di braccialetti d'ametista e di anelli scintillanti di brillanti?
Perché portano i loro bastoni preziosi e finemente cesellati?
E' che i Barbari arrivano oggi e questi oggetti costosi abbagliano i Barbari.
Perché i nostri abili retori non perorano con la loro consueta eloquenza?
E' che i Barbari arrivano oggi. Loro non apprezzano le belle frasi né i lunghi discorsi.
E perché, all'improvviso, questa inquietudine e questo sconvolgimento?
Come sono divenuti gravi i volti!
Perché le strade e le piazze si svuotano così in fretta
e perché rientrano tutti a casa con un'aria così triste?
E' che è scesa la notte e i Barbari non arrivano.
E della gente è venuta dalle frontiere dicendo che non ci sono affatto Barbari...
E ora, che sarà di noi senza Barbari?
Loro erano comunque una soluzione.
(K. Kavafis, Aspettando i Barbari, 1908)
giovedì 17 aprile 2008
COME RIQUALIFICARE (QUALIFICARE!) UN TERRITORIO
Opinione diffusa è che i guasti provocati dall’abusivismo edilizio siano responsabili del caos, delle carenze, della disorganicità, della “frammentarietà” del nostro territorio. Troppi aggettivi per un solo sostantivo. A ben guardare infatti, emerge un insieme affatto differente.
Osservando i nostri spazi pubblici per quelli che sono — se per un attimo provassimo ad osservarli senza guardare il panorama edilizio privato — finiremo con l’accorgerci che gli aggettivi adoperati per il territorio tout-court sarebbero ancora validi, anzi assumerebbero maggiore forza. Gli spazi pubblici cioè, si mostrerebbero come realmente sono: caotici, carenti, disorganici, frammentari! Spazi privi delle più elementari caratteristiche che li connotino “spazi pubblici”, dalle forme alle attrezzature, dai materiali alle caratteristiche costruttive.
Dentro di noi comincerebbe a farsi largo un sentimento diverso, si delineerebbero le motivazioni che hanno generato l’assunto iniziale nella loro effettiva forma di alibi fatto apposta per chi non riesce e non vuol vedere. L’abusivismo edilizio è uno degli aspetti del problema, ma purtroppo non è l’unico, anzi è spesso una cartina di tornasole utile per deviare il discorso prima che divenga sconveniente. Il territorio antropizzato è, nella sua espressione più ampia, la sintesi degli spazi pubblici e degli spazi privati, ma, mentre alla fruizione dell’insieme costruito gli spazi pubblici concorrono in tutti i loro aspetti, l’edificato privato partecipa soltanto con tutto ciò che è a diretto contatto con gli spazi pubblici, ovvero con l’aspetto esteriore del costruito, con le facciate, le cancellate, gli spazi antistanti i fabbricati. Laddove questa sintesi avviene in perfetta armonia percepiamo ambienti sereni, completi, organici, continui. L’intervento pubblico nella qualificazione del territorio è quindi di fondamentale importanza: per la sua efficacia diretta — che si sostanzia nella trasformazione e nella manutenzione degli spazi pubblici — e indiretta — che si sostanzia nel valore pedagogico e di indirizzo che gli spazi pubblici hanno nei confronti di quelli privati —. L’azione delle amministrazioni non può trascurare questo suo compito attraverso interventi capillari e puntuali, spesso minimi.
Ognuno di noi nell’immaginare la sua dimora parte dai propri bisogni, ovvero tenta di organizzare gli spazi della propria abitazione in funzione delle sue proprie esigenze.
Lo stesso principio deve seguire una comunità: organizzare la propria “dimora” in funzione delle esigenze della collettività. Ma qual’è la dimora di una comunità? Quali le sue esigenze?
La dimora della collettività non è nient’altro che l’insieme degli spazi e degli edifici pubblici, tutto quello che normative apparentemente quantitative definiscono “standards” ponendo in proporzione diretta ed inequivocabile la quantità di tali spazi con il numero e le qualità della popolazione, in modo da far convergere l’insieme degli spazi pubblici con le esigenze della collettività. Le esigenze della collettività sono quindi di natura spaziale e rappresentativa oltre che infrastrutturale; sono le strade, i marciapiedi, i monumenti, le piazze, le panchine, il verde, le alberature, le pensiline, le edicole informative, oltre agli edifici pubblici, ai parcheggi, alle reti, alle fognature. Ed è di questo che il nostro territorio sente impellente bisogno, di interventi puntuali ma con una forte visione di insieme per armonizzare il tutto senza creare ulteriori elementi di confusione. Senza contare che perseguendo tale obbiettivo si sensibilizzano i cittadini ad adeguare il livello qualitativo dei loro fabbricati, innescando l’effetto indiretto della azione amministrativa.
Con un monito. Non basta asfaltare un percorso per trasformarlo in strada.
Davvero Ricco questo Paese del Terzo Mondo.
venerdì 11 aprile 2008
LEGALITÀ E DIRITTI: ASPETTI E PROBLEMI NELLA STORIA DEL MEZZOGIORNO DURANTE IL SESSANTENNIO REPUBBLICANO
Il Centro Studi per la Ricerca e la Didattica della Storia “Francesco Daniele” e la Sezione dell’ICSR “Vera Lombardi” di Caserta, nell’ambito delle azioni di Educazione alla Legalità del Progetto “Caserta PoliSicura”, organizzano un Convegno Nazionale, valido anche come Corso di Aggiornamento per il personale docente delle scuole primarie e secondarie interessato, sul tema. Il Convegno, che si terrà a Caserta, il 22 ed il 23 aprile 2008, presso la Facoltà di Scienze della Seconda Università di Napoli, intende approfondire, attraverso il contributo di studiosi e storici, la conoscenza ed il confronto sui principali aspetti delle trasformazioni e degli assetti delle regioni meridionali nella seconda metà del ‘900 in relazione, in particolare, alle questioni della legalità, delle conquiste sociali, della fruizione reale dei diritti e della criminalità organizzata.
Sede, orari e programma completo sul blog di Aldo Vella.
martedì 8 aprile 2008
UN GAUDÌ IN PREDA AD ALLUCINOGENI
Gli addetti ai lavori di restauro, dal canto loro, ragionano e operano come se i centri urbani fossero costituiti solo di cattedrali e campanili di pietra, che richiedono interventi di pura conservazione. I tessuti urbani, invece, sono fatti di case, sale, stanze, forni e cucine e, com’è noto, questi luoghi, dove la maggior parte delle persone vive, lavora e dorme, sono soggetti ad una infinita serie di modifiche e adeguamenti che ne provocano spesso la distruzione. Quest’ultima ipotesi, mi sembra, calzi a pennello per descrivere ciò che nel dopoguerra è accaduto al nostro territorio.
Il sempre pericoloso e nostalgico desiderio del passato, impietosamente, ci ha mostrato, sotto forma di immagini d’epoca in stile Alinari vendute alle edicole, un territorio che, fino alla seconda grande guerra, conservava una sua unitarietà, proporzioni edificate che ci avrebbero fatto vivere ampi e ben dimensionati spazi pubblici, palazzotti che ponevano in risalto le loro forme, dignitose ed eleganti. Poi lo scempio. Sistematico e brutale. Che in nome di una male interpretata disciplina dell’International Style ha di fatto snaturato le tradizioni locali, reso impossibile la vita cittadina, innescato la gelosia nei confronti di quelle cittadine dell’Italia centrale il cui carattere di unitarietà, tenacemente difeso, è oggi assurto a patrimonio dell’umanità, erroneamente associato a tradizioni civiche ben più radicate delle nostre. Eppure basterebbe visitare Erice in provincia di Trapani per rendersi conto che certe realtà non dipendono da una collocazione geografica che ne abbia favorito felici momenti storici.
Non è una questione storica ma, più semplicemente, una questione di uomini. Uomini che fanno e sono la storia. Uomini sbagliati al posto sbagliato o — e sarebbe meglio — uomini giusti al posto giusto. La propaganda strumentale al malaffare, che non ha età né bandiere, ci mostra strumenti urbanistici e vincoli territoriali come dighe invalicabili, mostri cavillosi e infidi impossibili da contrastare. Ed il magico pifferaio dell’abusivismo edilizio, gongolando, ci indica la retta via da seguire come i topi della fiaba: cementificare il più possibile, in spregio alle elementari regole del buon senso, senza distinguere l’abuso puramente amministrativo dall’abuso totale (dalle norme di sicurezza alla corretta proporzione di armature nelle strutture). E così vengono lasciate passare occasioni irripetibili di finanziamenti comunitari che, per l’attuazione di programmi urbanistici (in particolar modo di recupero urbano) mettono a disposizione ingenti somme di denaro. Finanziamenti accolti a braccia aperte altrove — neanche tanto lontano — dove sono riconosciuti per ciò che effettivamente rappresentano: una fonte di ricchezza ed un’occasione per recuperare l’antico mecenatismo, sì da lasciare alle generazioni future un ricordo migliore dello scempio sistematico del territorio.
Era l’inverno del 1986. Giovane studente di architettura mi scoprii stupito nell’incontrare il visitatore forestiero che mi chiedeva se, per caso, vi fosse in San Giuseppe Vesuviano “qualcosa da visitare”. Cose da visitare per cui valeva la pena di fermarsi a San Giuseppe Vesuviano.
Nulla?

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