giovedì 26 giugno 2008

giovedì 19 giugno 2008

L'OMBELICO DEL MONDO

A volte bisogna andare in casa d'altri per poter meglio osservare la nostra.
Riporto un articolo di Guido Grosso (architetto nolano) sul destino urbanistico della zona nolana.
Guardiamo cosa bolle in pentola.

L’OMBELICO DEL MONDO (di Guido Grosso)

Il 6 marzo u.s. è stato ufficialmente presentata l’ultima versione del Piano Territoriale di Coordinamento provinciale (PTC), con la prevedibile soddisfazione dei politici regionali e provinciali che hanno, ancora una volta, assicurato che possiamo guardare il prossimo futuro con grande ottimismo, in quanto con il PTC sappiamo per bene cosa dobbiamo fare per lo sviluppo della nostra provincia. La relazione del piano si apre con un enunciato di grande rilievo: “porre al centro di ogni prospettiva di sviluppo territoriale la riqualificazione ambientale e la valorizzazione del paesaggio”, il che significa che ogni operazione da avviare deve avere come primo obiettivo la salvaguardia dei valori ambientali e perseguire come criterio la sostenibilità degli interventi. E questa impostazione naturalmente non può che trovarci d’accordo senza riserve. Ma nella stesura dei vari documenti di piano sorgono già alcuni dubbi sulla possibilità di attuare tale piano, laddove, soprattutto il nolano, sembra essere diventato “l’ombelico del mondo”, il luogo nel quale dovrebbe succedere di tutto, di più, con buona pace della sostenibilità. E mi spiego meglio. Da più parti emerge con evidenza con evidenza che sulla nostra area si concentreranno tantissimi interventi di varia natura, di carattere infrastrutturale, sociale, ambientale, culturale e produttivo, che non hanno paragone nell’intero territorio trattato. Cerchiamo di capire di cosa si tratta. Nell’apposito capitolo relativo alla “Valorizzazione e riarticolazione del sistema urbano” viene in linea generale, intanto, precisato che il Sistema Nolano sarà oggetto di operazioni di Rafforzamento dell’offerta di servizi pubblici rari (formazione universitaria e ricerca con relativi servizi) ed incremento ed integrazione tipologica di servizi urbani di livello sovracomunale in una logica di complementarietà con il rafforzamento del centro maggiore; integrazione funzionale del “Cis” con il sistema insediativo; promozione di servizi per la fruizione del patrimonio archeologico e delle risorse ambientali (parco del Partenio ed aree adiacenti)”. Più avanti, poi, viene affermato che “la realizzazione del sistema di centralità deve connettere il potenziamento del polo di Nola con il rafforzamento complessivo del sistema … anche attraverso la promozione di azioni che lo relazionino alla “polarità” del CIS”. Quindi un ruolo urbano importante, che comporta l’assorbimento di residenti provenienti dall’area napoletana e della zona “rossa” a rischio vulcanico, con le cosiddette “aree di densificazione”, con nuovi pesi insediativi ai quali, intanto, vanno a sommarsi altre cose già stabilite. In primis la nuova Variante all’area ASI, di 1.300.000 mq., che con i suoli già impegnati dal complesso CIS-Interporto-Vulcano Buono, configura un comparto misto (commerciale e produttivo) di circa 8 milioni di metri quadri, oltre 15 volte più grande del centro storico di Nola, con una forte compressione delle aree agricole ai margini. Poco più in là, nell’area PIP di Marigliano, il Polo Florovivaistico, con altri 600.000 mq. di suolo occupato. Poi un Parco scientifico e tecnologico, indicato come “Nuovo centro di servizi rari del Nolano”, quale “punta avanzata di stimolo all'innovazione manifatturiera” che, perla verità, non si comprende nei suoi contenuti specifici, ma che sembra essere funzionale alla più volte attestata necessità di “integrazione con il CIS” e che sembrerebbe doversi allocare nei suoli che sopravvivono tra l’area commerciale ed i centri urbani di Nola e Cimitile.Ancora il “Parco Ambientale del Nolano”, definito in altra partecome il “Nuovo parco naturalistico e agroforestale del Nolano, per la realizzazione di una continuità paesaggistoambientale tra la collina di Castel Cicala e il paesaggio della piana campana, che si integrerà con i “Corridoi ecologici secondari Sebeto/Agro Nolano” con il“Corridoio ecologico primario Vesuvio-Somma, piana nolana (Striano), Partenio”. Per gli aspetti infrastrutturali si cita poi il “Collegamento tra Svincolo e la Stazione Circumvesuviana” ed altre viabilità che dovrebbero finalmente far respirare un’aria migliore, visti gli attuali livelli di concentrazione dei traffici, che inevitabilmente aumenteranno con tutto le cose in precedenza accennate. Non ci si dimentica, naturalmente di esaltare il grande patrimonio storico archeologico, oggetto di progetti di valorizzazione specifica che sembrano far diventare il nolano come la Pompei del 3° millennio. Insomma di tutto di più. Ma i dubbi sulla possibilità di mettere tanta carne a cuocere sono alti e non infondati. In primo luogo: quale regia sicura ed affidabile per condurre a termine un programma così vasto e poi così complesso? Quali le risorse economiche per realizzare tale quantità di opere, peraltro in una fase di recessione e di sempre più ridotta disponibilità di fondi pubblici. E, cosa più importante, quale politica sarà in grado di garantire la tenuta di un’operazione così grande? Oggi siamo di fronte al clamoroso fallimento della intera classe dirigente regionale che ha prodotto guasti indicibili. La nostra area è assurta alle cronache nazionali solo per gli assurdi livelli di contaminazione da rifiuti tossici che stanno procurando danni alla salute incalcolabili. Siamo di fronte al disastro economico, con interi settori in ginocchio (agricoltura, lattiero-caseario, turismo), con una regione che ormai non ha più soldi ordinari da investire perché il “buco” provocato dalla sanità è una voragine senza fondo, il cui limite purtroppo non è ancora noto. Intanto Napoli continua a essere più accentratrice che mai. Ne è testimonianza emblematica la questione che trattammo su questo stesso giornalino, quando mettemmo in relazione la vicenda del Teatro San Carlo con la “Cisternina”. Due concomitanti questioni che al momento hanno visto l’assegnazione di ben 25 milioni di Euro all’Ente Lirico mentre dei soli promessi 3 milioni (sic!) per il Centro di Ricerche Ambientali da allocare nella Cisternina, a nostro avviso molto più urgente ed utile socialmente, non se ne sa più niente. Allora, al di là delle tante cose che si “narrano” nel PTC, mutuando Report, ci chiediamo, quindi, “come andrà a finire?”. In mancanza di priorità e di uno stretto legame fra le opere ed i pochi fondi residui, verosimilmente si realizzeranno solo le opere che interessano i grandi gruppi economici, cui magari, come già incredibilmente fatto per la realizzazione degli svincoli di accesso al Vulcano Buono (opere di esclusiva natura privata, pagati con 30 milioni di Euro di fondi straordinari pubblici), andranno i pochi contributi (europei) per qualche altra opera commerciale, mentre la città ed il territorio, senza alcuna visibile protezione politica locale (vedi anche le recenti elezioni parlamentari), continuerà ad essere solo citata nei documenti programmatici senza riscontri effettivi per tutto quanto interessa più da vicino le tante emergenze che sopporta la collettività insediata. La più probabile prossima operazione sarà forse quella che dovrà risolvere la conclamata esigenza di integrare il CIS con i centri della zona, con lucrosa riconversione dei suoli ad attività terziarie, mentre per tutto il resto continueremo a discuterne in convegni, assemblee, circoli e quant’altro, assistendo intanto inermi a quanto succede fuori dalle mura della città. E forse ci sarà per il nuovo documento della pianificazione provinciale solo “tanto rumore per nulla…..di buono”. A Marigliano invece ci sarà la realizzazione del polo florovivaistico, che invece sembra avere contorni più definiti e per lo stesso è in corso la redazione di uno studio di fattibilità che ne verificherà le condizioni attuative.

Visto cosa bolle in pentola? Al confronto non vi sembra che le prospettive del vesuviano siano...

venerdì 13 giugno 2008

PAROLE CONTRO PAROLE

Confesso di avere un debole per la musica di Luca Madonia.
La sua raffinata eleganze, il suo sobrio avanzare nelle stagioni del pop, il suo senso dell'armonia e della misura.
Il suo ultimo disco, poi, si presenta come un'occasione unica per apprezzare le sue composizioni nella veste migliore: quella in presa diretta. Già sul guestbook del suo sito mi permettevo di suggerire (17.10.2007) un album così arrangiato. Con stupore misto a soddisfazione quindi, ho constatato che il mio auspicio si è avverato: composizioni come Grida, Moto perpetuo, Vittima perfetta, La consuetudine, Come cambia il vento, Meravigliandomi del mondo, assumono una luce particolare, evidenziandone la lirica attraverso una fine ricerca musicale e una profondità dei testi, che indagano i sentimenti nelle loro forme più vere.
Da ascoltare più volte.